Disinfettare spesso le superfici potrebbe non essere utile contro il coronavirus


Disinfettare con frequenza luoghi pubblici e oggetti di uso comune potrebbe essere eccessivo, a detta di un gruppo di esperti nordamericani. Cosa sappiamo finora della trasmissione da superfici, che è ridotta e rara, alla luce delle conoscenze attuali

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(foto: Ryan McGuire via Pixabay)

Se ne è parlato spesso, durante tutta la pandemia: qual è il rischio di contrarre l’infezione da Sars-Cov-2 attraverso il contatto con superfici infette? Anche se le autorità sanitarie hanno ribadito più volte che questa via di trasmissione non rientra fra le più rilevanti, alcune ricerche svolte in laboratorio o tramite indagini in ospedale hanno dimostrato che il nuovo virus, come altri coronavirus, può resistere a lungo su alcuni materiali, in particolare sulla carta, sul vetro e sul metallo. Ma come si combinano fra loro queste informazioni? E come regolarsi? Oggi alcuni esperti concordano nel dire che certe misure, come una disinfezione molto frequente di oggetti personali e superfici comuni potrebbe essere eccessiva e non stringente per combattere la pandemia. La possibilità di toccare una superficie appena infettata e poi toccarsi le mucose e contagiarsi, anche se remota, comunque rimane: ed è per questo che è bene lavare ripetutamente le mani.

Come avviene il contagio, un ripassino

Il contagio avviene principalmente da contatto diretto faccia a faccia, ovvero tramite goccioline di saliva mentre si parla o si tossisce (anche in presenza della mascherina, se il contatto è protratto e in ambiente chiuso non è possibile escludere il contagio), da contatto mano-mano e poi delle mani con le mucose. Nonostante sia considerata più rara, c’è anche la via di trasmissione airborne, soprattutto negli ambienti chiusi non aerati oppure all’aperto in zone molto affollate, che avviene tramite goccioline piccolissime che rimangono sospese nell’aria (aerosol) e possono essere respirate da chi si trova nel luogo. L’Organizzazione mondiale della sanità e le altre autorità citano anche il contagio da superfici, da ritenere però molto meno frequente, che avviene toccando oggetti come tavoli, corrimano e maniglie e poi portando le mani alle mucose: ragione in più per cui, quando non si è a casa, è bene lavare le mani ripetutamente.

I limiti degli studi in laboratorio

In questi mesi alcune ricerche hanno messo in luce la durata della permanenza del nuovo coronavirus sulle superfici. Le ricerche hanno evidenziato che il virus può essere piuttosto resistente e che in media può rimanere vivo per qualche giorno: si parla di circa 5 giorni su oggetti di metallo e plastica (tavoli, mancorrenti, maniglie, gioielli, monete), ceramica (piatti e tazze), vetro (bicchieri), carta (banconote, libri, giornali) – leggermente meno sul legno – ed è ragionevole pensare che possa persistere per circa 5 giorni anche sui vestiti. Qualche studio indica una permanenza ancora maggiore: ad esempio una ricerca mostrava che al buio e a una temperatura costante di 20 °C il coronavirus poteva restare ed essere attivo anche 28 giorni su banconote, acciaio e materiali in vinile.

Gli studi hanno rilevato la persistenza del patogeno ma non hanno però indagato la probabilità di contrarre l’infezione toccando una superficie infetta. Inoltre, gli scenari in cui sono svolti sono spesso lontani dalla realtà: come nel caso dello studio dei 28 giorni, si richiede una temperatura e condizioni climatiche sempre stabili e non modificate e nessun intervento esterno.

Il parere degli esperti

Insomma, le condizioni del laboratorio non sono quelle reali. Di questo avviso è ad esempio Emanuel Goldman, microbiologo all’università Rutgers nel New Jersey, intervistato in un articolo su National Public Radio (Npr), organizzazione indipendente e no-profit statunitense, che oggi ha richiamato l’attenzione sull’argomento. L’esperto spiega che negli ospedali e sulle superfici in prossimità dei pazienti con Covid-19 non è stato rintracciato virus attivo e infettante, ma rna virale, frammenti che Goldman definisce “le spoglie” del virus, quello che rimane dopo la sua morte. Le raccomandazioni di disinfettare confezioni alimentari, lattine e altri prodotti sono state “eccessive”, secondo quanto riferiscono gli esperti sempre su Npr. Kevin Fennelly, medico e specialista di malattie infettive respiratorie presso i National Institutes of Health statunitensi, ha poi affermato che non ci sono prove scientifiche a supporto dell’utilità di disinfettare molto frequentemente le superfici negli aeroporti, nelle metropolitane e in altre aree comuni. Lo stesso vale per la pulizia delle strade – di cui si è parlato anche in Italia durante la pandemia – la cui opportunità è stata ampiamente discussa. Mentre la chimica Delphine Farmer, affiliata all’università Colorado State University ricorda che un uso troppo frequente di alcuni prodotti, come il perossido di idrogeno (l’acqua ossigenata), può essere addirittura nocivo e irritare le vie respiratorie a causa delle molecole tossiche rilasciate.

Insomma, pulire e disinfettare mezzi di trasporto, scuole, luoghi di lavoro rimane comunque importante; tuttavia secondo gli esperti Usa non ci sarebbero indizi sufficienti per dire che farlo ripetutamente sia una misura sia essenziale anche per contenere il contagio. Gli accorgimenti sono sempre gli stessi, invece: ricordiamoci di lavarci le mani, che entrano in contatto con le superfici, di mantenere le distanze e usare le mascherine.

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