Perché Ungheria e Polonia hanno posto il veto al Recovery Fund dell’Ue


Il bilancio pluriennale e il Recovery Fund dell’Unione europea si trovano in una situazione di stallo senza precedenti, da quando Ungheria, Polonia e (in seguito) Slovenia hanno annunciato la decisione di porre il veto sull’approvazione dei fondi comunitari. La questione ruota intorno alle mancanze di Budapest e Varsavia nel rispetto dello stato di diritto

(foto: Pier Marco Tacca/Getty Images)

Martedì 17 novembre, durante una riunione del Consiglio europeo, gli ambasciatori di Ungheria e Polonia hanno annunciato la decisione dei propri Paesi di porre il veto all’approvazione del Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea (Multiannual financial framework, o Mff), composto da un budget totale di 1.8 biliardi di euro da stanziare nei prossimi 7 anni. Ai due Stati dell’Est Europa si è aggiunto, poi, anche il sostegno della Slovenia. La decisione di Ungheria e Polonia è giunta, molto prevedibilmente, dopo che il Consiglio e il Parlamento dell’Ue hanno dichiarato l’intenzione di concedere i fondi comunitari solo ai Paesi che rispettano le condizioni dello stato di diritto previste dal Trattato sull’Unione europea.

Nonostante gli attriti fra i due Paesi dell’Est Europa e l’Ue non siano del tutto una novità, è la prima volta che Budapest e Varsavia pongono il veto all’interno del Consiglio europeo, per giunta su una questione di vitale importanza come i fondi comunitari. Al bilancio pluriennale, quest’anno, è legato anche il Recovery Fund, lo strumento finanziario dell’Ue per far fronte alla crisi economica e sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19. Agli Stati membri, infatti, saranno distribuiti i 750 miliardi di euro previsti dal fondo congiunto, di cui 390 trasferiti in sovvenzioni e 360 in prestiti.

Sbloccare l’approvazione del Mff, pertanto, è fondamentale per tutti, in Unione europea, la quale si sta trovando in un’impasse senza precedenti per la sua storia. Il Parlamento europeo ha già dichiarato che non è disposto a negoziare con Ungheria, Polonia e Slovenia i termini dello stato di diritto. I leader del Consiglio europeo, riunitosi virtualmente nella giornata di giovedì 19 novembre, sono alla ricerca di una soluzione diplomatica. Per riuscire a utilizzare almeno il Recovery Fund, l’unica alternativa a una ritrovata unanimità sarebbe quella di trasformare il fondo comunitario in uno strumento intergovernativo, che tuttavia si dimostrerebbe una procedura lunga e non risolverebbe il problema del ricatto di fondo – spiega l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

Il commissario europeo agli Affari Economici Paolo Gentiloni si è detto fiducioso che “questi veti saranno superati” attraverso una soluzione politica, dato che Ungheria e Polonia sono fra i Paesi più colpiti dalla seconda ondata di coronavirus e sono fra i massimi beneficiari del bilancio pluriennale. Un sostegno economico che Ungheria e Polonia in questo momento, attraverso questo braccio di ferro, stanno evidentemente mettendo in secondo piano rispetto a quella che considerano una propria prerogativa nazionale: scegliere o meno di rispettare le libertà civili e i diritti umani dei cittadini.

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