Cosa succede negli stati che decideranno la sorte degli Stati Uniti


Sono diversi quelli ancora in bilico per eleggere il nuovo presidente fra Trump e Biden. A 24 ore dall’Election Day del 3 novembre, si attendono gli spogli di tutte le schede elettorali: qui trovate gli ultimi aggiornamenti

Gli spogli elettorali hanno disatteso le aspettative di molti: dopo l’Election Day del 3 novembre non si sa ancora chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Il distacco fra l’incumbent repubblicano Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden, infatti, per il momento rimane minimo – nonostante i sondaggi pre-elezioni (tranne uno, a dire il vero) dessero Biden in netto vantaggio, e non molti sarebbero stati pronti a scommettere a una partita da decidere sul filo di lana. Dei 538 grandi elettori del Collegio elettorale che sceglieranno il nuovo presidente (negli Stati Uniti le elezioni sono indirette e in questa fase i cittadini scelgono solo i funzionari del Collegio che eleggeranno il capo dello stato), come potete vedere dalla nostra mappa 253 sono sostenitori di Biden e altri 214 di Trump. Ne restano 76 da conteggiare, e il numero di voti dei grandi elettori necessari per far vincere un candidato sono 270. 

All’appello nel conteggio delle schede elettorali, infatti, mancano diversi stati federali, che non hanno ancora finito di scrutinare, mentre alcuni sono già stati assegnati: Pennsylvania, North Carolina, Georgia, Arizona, Nevada e Alaska. I rallentamenti sono da ricondurre alle diverse modalità di spoglio elettorale dei vari stati e all’enorme quantità di schede consegnate per corrispondenza (quasi 64 milioni) che i servizi postali hanno fatto molta fatica a recapitare nei tempi previsti. Michigan e Wisconsin sono stati in serata dichiarati vinti da Joe Biden. Vediamo cosa sta succedendo qui, caso per caso.

Arizona

I voti in palio per il Collegio elettorale sono 11. Biden mantiene un leggero vantaggio rispetto a Trump (51% contro 47,6%), con l’86% delle schede già scrutinate. Le contee con voti in bilico ancora da contare includono quella di Maricopa, dove si trova la capitale Phoenix e dove Biden è avanti di circa 6 punti.

I funzionari elettorali si aspettano di finire il conteggio delle schede entro il 4 novembre.

La campagna di Trump ha trascorso le ultime settimane in Arizona, cercando strenuamente di impedire a questo stato – da anni in fase di profondi cambiamenti demografici: tradizionalmente bianco, gli ispanici ora rappresentano un quarto del suo elettorato – di scegliere un democratico come presidente per la prima volta dal 1996. 

Georgia

I voti in palio per il Collegio elettorale sono 16. Trump al momento è in testa rispetto a Biden, con il 50,5% contro il 48,3%. Anche qui lo scrutinio è già molto avanti, al 92% completato. Tuttavia, la maggior parte dei voti ancora da conteggiare sono nella contea di DeKalb e in altre contee nei sobborghi della capitale Atlanta che sono state conquistate da Biden durante la campagna elettorale.

Il segretario di stato della Georgia Brad Raffensperger ha dichiarato, in un’intervista televisiva alla rete Abc News, che si aspettava che il conteggio fosse completato entro la fine del 4 novembre.

La Georgia è stata a lungo una roccaforte repubblicana, diventando per i democratici un luogo tabù sia per la corsa presidenziale che per la lotta per il controllo del Senato. Il presidente Trump ha vinto lo stato per cinque punti percentuali nel 2016 e nessun democratico è riuscito a conquistarlo dal 1992.

Michigan: Biden

Anche qui i voti in palio per i Collegio elettorale sono 16. Biden avrebbe vinto su Trump, con un 49,8% contro il 48,6%. Al momento in cui scriviamo siamo al 97% dello spoglio dei voti. Decisiva sembra stata la contea di Wayne – un serbatoio di voti democratici che include Detroit.

Donald Trump vinse questo stato in bilico nel 2016 con solo 10.704 voti, il suo margine più stretto di vittoria nella nazione, e quest’anno i democratici si sono impegnati molto per eliminare questo vantaggio e reimpadronirsi del loro ex bastione.

Come in Georgia, la segretaria di stato Jocelyn Benson aveva detto al Detroit News nella sera del 3 novembre che si aspettava di avere “un’immagine molto chiara, se non finale” dei risultati entro la sera del 4 novembre. Più di tre milioni di cittadini di questo stato hanno richiesto absentee ballots, rallentando molto le procedure. 

Nevada

I voti in palio per il Collegio elettorale sono 6. Il distacco è sempre minimo: Biden al 49,3% e Trump al 48,7%. Lo scrutinio è stato portato a termine all’86%, con tutti i voti dell’Election Day già conteggiati. Restano solo la corrispondenza in ritardo (di tendenza democratica) e le schede provvisorie.

Il Nevada è uno degli stati più contesi nella corsa presidenziale, dove Trump spera di rivalersi della sconfitta contro Hillary Clinton nel 2016. Tuttavia, il vantaggio costante di Biden nei sondaggi sottolinea le dinamiche mutevoli di questo swing state con un elettorato diversificato. La pandemia di coronavirus quest’anno ha devastato l’economia del Nevada, paralizzando la sua industria del turismo e producendo un’impennata del suo tasso di disoccupazione: i democratici temono che la crisi possa spingere lo stato tra le braccia di Trump, più forte in politica economica.

North Carolina

I voti in palio per il Collegio elettorale sono 15. Qui è Trump che ha sorpassato Biden, con il 50,1% contro il 48,7%. Le schede conteggiate hanno raggiunto il 95% del totale. Con la maggior parte dei voti ormai tabulati, Biden avrebbe bisogno di vincere circa i due terzi del resto per vincere questo stato.

Per Trump, una vittoria in North Carolina è fondamentale: lo stato ha votato repubblicano in 9 delle ultime 10 elezioni presidenziali. L’unica eccezione è stata nel 2008, quando prevalse il democratico Barack Obama.

Pennsylvania

I voti in palio per il Collegio elettorale sono 20. Trump è in netto vantaggio con il 53,5%, mentre Biden lo segue con il 45,2%. Lo spoglio è all’80%. Secondo un’analisi del New York Times, il voti rimanenti dovrebbero essere in grande maggioranza per Biden: solo 19 delle 67 contee hanno dichiarato i propri absentee votes. Le contee altamente popolate in cui la quota maggiore dei voti deve ancora essere conteggiata includono quella di Philadelphia, dove Biden è in testa di 56 punti percentuali, e la contea di Allegheny, in cui i democratici primeggiano col 9 percento di vantaggio.

In questo stato, roccaforte blu del Blue Wall prima delle presidenziali del 2016, i democratici speravano per queste elezioni di conquistare i repubblicani scontenti, le donne delle aree suburbane e gli elettori neri e latini. 

Wisconsin: Biden

I voti in palio per il Collegio elettorale sono 10. Biden è di pochissimo avanti a Trump, 49,4% contro 48,8%, e lo scrutinio è virtualmente chiuso, essendo arrivato oltre il 98%. Lo stretto vantaggio di Biden è l’immagine speculare di quello di Trump alle elezioni di quattro anni fa contro Hillary Clinton, e ci sono solo pochi distretti rimasti da conteggiare in tutto lo stato. Ha vinto Biden, insomma, ma la campagna Trump ha già chiesto il riconteggio: ma potrebbero passare due settimane prima che possa essere effettivamente messo in pratica. La legge dello stato dice che il riconteggio è possibile se il divario tra i risultati è inferiore al punto percentuale.

Nel 2016 Trump divenne il primo candidato repubblicano a vincere il Wisconsin dal 1984, sconfiggendo Clinton per circa 23mila voti. Tuttavia, la posizione di Trump è stata indebolita dalla sua gestione della pandemia di coronavirus – che ha colpito molto questo stato – e dalle sue politiche securitarie: le infezioni di Covid-19 sono aumentate molto durante l’autunno, e all’inizio di quest’estate, la città di Kenosha è diventato luogo di disordini di massa e proteste per la sparatoria ai danni dell’afroamericano Jacob Blake da parte della polizia.

Alaska

I voti in palio per il Collegio elettorale sono 3. Trump ha un solido vantaggio qui, dal momento che questo stato non elegge un candidato presidenziale democratico dal 1964. L’incumbent repubblicano, infatti, è al 61,4% mentre Biden solo al 34,7%. Tuttavia, solo il 36% delle schede sono state spogliate finora, quindi è ancora presto per dire se i democratici sono riusciti a far presa sugli elettori indipendenti, che sono la maggioranza in Alaska.

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