Immuni, risolto il bug che bloccava le notifiche di contatti a rischio


Si verificava soprattutto con gli iPhone. Il consiglio è di aggiornare immediatamente l’app di contact tracing all’ultima versione disponibile

Le notifiche di contatto a rischio su Immuni
Le notifiche di contatto a rischio su Immuni

Risolto il problema delle notifiche su Immuni, l’app italiana per il tracciamento dei contatti da Covid-19. Grazie all’ultimo aggiornamento dell’applicativo per iOs, ora non dovrebbe più ripresentarsi il problema a causa del quale molti utenti hanno denunciato di non aver ricevuto alcuna notifica che indicasse il contatto stretto con una persona risultata poi positiva al test per il coronavirus. Come già raccontato da Wired, sono state decine le segnalazioni di utenti che, una volta aperta l’app, hanno scoperto che Immuni aveva registrato un contatto a rischio di infezione di cui non erano al corrente. Il più delle volte troppo tardi per mettere in pratica i protocolli sanitari in modo efficiente. 

A quanto risulta a Wired, il bug risiedeva nell’app – quindi non nell’infrastruttura di tracciamento messa a disposizione da Apple e Google per l’emergenza ai governi di numerosi Paesi – ma sarebbe tuttavia stato causato da un conflitto con uno degli ultimi aggiornamenti del sistema operativo iOs degli smartphone Apple. I termini di licenza sottoscritti dal governo italiano per l’adozione dell’infrastruttura di Apple-Google precisano chiaramente che, in caso di aggiornamenti dei sistemi operativi, il test dell’app e l’individuazione di ogni eventuale problema è in capo agli sviluppatori dei singoli Stati che hanno aderito al progetto. Secondo quanto ricostruito da Wired, le prime segnalazioni di disservizio risalgono almeno a settembre.

Come funziona Immuni

Qualora un utente di Immuni dovesse risultare positivo a un tampone per il Covid-19, ha la possibilità di condividere un codice casuale generato dall’app direttamente con il servizio sanitario regionale. I codici, che non permettono di risalire all’utente, consentono all’infrastruttura messa in piedi dal ministero dell’Innovazione, con Sogei e PagoPa, di allertare in modo anonimo chiunque sia stato in contatto con il dispositivo della persona positiva. All’utente viene segnalato anche il giorno della potenziale esposizione.

“Gli utenti che vengono avvertiti dall’app di un possibile contagio possono isolarsi per evitare di contagiare altri”, si legge nel sito ufficiale del servizio: “Così facendo, aiutano a contenere l’epidemia e a favorire un rapido ritorno alla normalità”.

Naturalmente il funzionamento dell’intero processo – al netto del fatto che l’app ha dimostrato di essere pienamente efficiente – dipende dall’efficienza dei sistemi sanitari regionali, che devono prevedere le procedure per l’inserimento dei codici di Immuni nel loro servizio di tracciamento dei contagi e della diffusione del virus. A partire dal Veneto, che per mesi ha ignorato l’esistenza Immuni, nelle scorse settimane sono emerse profonde difficoltà da parte dei servizi regionali di integrare l’app nelle pratiche di tracciamento, test e trattamento (le cosiddette “tre T” nella risposta al coronavirus). 

Anche per risolvere questi problemi, il governo ha approvato il 29 ottobre il decreto Ristori, che stanzia un milione di euro per il 2020 e tre milioni di euro per il 2021 per la creazione di un servizio nazionale di supporto telefonico e telematico alle persone risultate positive al virus Sars-cov-2, che hanno avuto contatti stretti o casuali con soggetti risultati positivi o che hanno ricevuto una notifica di allerta attraverso l’applicazione ‘Immuni’”. Una ragione in più per entrare nell’Apple Store e assicurarsi di averla aggiornata all’ultima versione.

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