Le migliori 10 commedie gioiosamente nazifasciste


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Più sono atroci, più fanno ridere. Più sembra che non ci sia niente da ridere, più le ironie sono divertenti. Più è spinoso l’argomento, più si crea nel pubblico una strana forma di eccitazione data dalla consapevolezza di essere parte di qualcosa di scomodo, per alcuni condannabile e in un certo senso tabù. Ridere del nazismo e del fascismo rientra perfettamente nella categoria, e negli anni diversi film (non tantissimi) hanno preso questa strada con successo.

Questa settimana I predatori dà una spallata all’idea. L’esordio alla regia di Pietro Castellitto è infatti una commedia che coinvolge due famiglie, una delle quali formata da neofascisti. La parte formidabile è che il giovane regista non cerchi mai di giudicare i personaggi, nonostante le loro idee, dimostrando addirittura un affetto per gli uomini a prescindere dalle stesse.

Non sorprende che tra i film che sono riusciti a far ridere parlando di nazifascismo ce ne sono di tedeschi e italiani, oltre ovviamente agli americani, specie quelli realizzati da autori ebrei.

10. Mein Führer – La veramente vera verità su Adolf Hitler

Il Fuhrer è in calo di popolarità alla fine della guerra e per risollevare le sorti del Reich l’idea è di richiamare dal campo di concentramento il suo vecchio insegnante di recitazione, l’unico uomo capace di avvicinarlo e forse ucciderlo. La prima commedia tedesca ad affrontare la vergogna nazionale con ironia.

9. Fascisti su Marte

Tratto da un segmento di una trasmissione televisiva, il primo film scritto e diretto da Corrado Guzzanti è una delusione dal punto di vista strettamente cinematografico, ma colleziona grandi gag sul fascismo, i suoi ideali, i suoi luoghi comuni e la sua propaganda.

8. Sono tornato

Remake del tedesco Lui è tornato, il film di Luca Miniero finge un ritorno nel presente di Mussolini e lo fa usando Massimo Popolizio adeguatamente truccato che gira per le strade. C’è una trama ovviamente, una parte di finzione, ma non mancano diversi momenti raccolti in giro, per vedere le reazioni spontanee davanti al simbolo dei simboli fascisti.

7. Le vie del signore sono finite

L’ultimo film diretto da Massimo Troisi si distacca da tutto quello per cui era noto, cioè per una certa capacità di intercettare le mutazioni dei rapporti tra uomo e donna nel presente, e racconta una storia ambientata durante il fascismo, in cui il regime è sia spietato sia bersaglio di satira dura.

6. Jojo Rabbit

Ci voleva la fama raccolta da Taika Waititi con il terzo film dedicato a Thor per consentire a Jojo Rabbit di essere uno dei pochi lavori originali di successo della passata stagione. Di certo l’ha aiutato il fatto di raccontare la storia di un bambino tedesco indottrinatissimo durante il nazismo, il cui amico immaginario è una versione da commedia di Hitler.

5. The Blues Brothers

I nazisti dell’Illinois sono un pezzo di storia. In questo film  scombinatissimo e capace di essere incoerente, in cui tutto è legato con un filo sottile e non è soggetto alle regole ferree delle trame, la continua presenza di questi assurdi nazisti dell’Illinois è una gag ricorrente tra le più demenziali e divertenti.

4. Per favore, non toccate le vecchiette

Chi se non Mel Brooks, un alfiere della comicità ebraica, poteva creare un film simile all’inizio della sua folle carriera. La storia: alcuni imprenditori di Broadway vogliono mettere in scena una gioiosa commedia nazista, Primavera per Hitler e la Germania. Il resto (quasi) si scrive da sé.

3. Il federale

Luciano Salce e Ugo Tognazzi in un momento di forma smagliante. Quelli dopo la guerra sono anni in cui le storie di resistenza vanno fortissimo, perché c’è un pubblico che vuole vedere rappresentato ciò che è successo e che in molti casi ha vissuto. Meno bene fanno le storie con protagonisti (negativi) i fascisti. Questa commedia, invece, deride da subito quegli atteggiamenti, quel modo di essere che solo fino a poco tempo prima era dominante, conciliando satira di costume e storica.

2. Il grande dittatore

La satira delle satire. Charlie Chaplin si rende conto che Hitler, con quel baffetto, gli ha rubato il personaggio e cerca così di riappropriarsene, inventa una finta dittatura di un finto paese, ma è chiaro che parla di nazismo. Mette in mutande i desideri di grandezza e l’idea di uomo forte, ride delle persecuzioni, delle violenze e delle botte. Ride di tutto, e ha un punto di vista impeccabile sui desideri di grandezza e le manie di protagonismo del dittatore.

1. Vogliamo vivere!

Ernst Lubitsch, il genio che ha ispirato gli altri geni, arriva tra i primissimi nel 1942 a raccontare la realtà di chi lotta contro il nazismo. Questa commedia ambientata in Polonia, in cui una compagnia teatrale cerca di andare avanti durante l’occupazione, è un gioiello di umorismo, raffinatezza, battute e intreccio sofisticato firmato da una persona che dagli anni ’20 lavorava in America ma era tedesco di origine (di Berlino!).

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