Errori nei contributi a fondo perduto: è possibile chiedere la revisione in autotutela


L’erogazione del bonus contributi a fondo perduto istituiti dal Decreto rilancio è iniziata, ma l’Agenzia delle Entrate ha riscontrato un grande numero di richieste di correzioni. Per via di errori commessi dagli utenti o dell’impossibilità di correggere i dati per scadenza dei termini possono essere state accreditate somme errate. Con la risoluzione 65 dell’11 ottobre, l’Agenzia apre alla possibilità di avviare procedure di revisione in autotutela.

Bonus contributi a fondo perduto: arrivano le revisioni in autotutela in caso di errore

Contributi a fondo perduto

Il Decreto rilancio del 19 maggio istituiva la possibilità di richiedere contributi a fondo perduto per alcune categorie di professionisti e di imprese colpiti dalle misure volte a contenere il COVID-19. Tale decreto prevedeva che le istanze di riconoscimento dovessero pervenire all’Agenzia delle Entrate entro 60 giorni dal 15 giugno 2020, ovvero entro il 13 agosto 2020.

L’Agenzia ha però riscontrato numerose segnalazioni di errori compiuti dagli utenti nel dichiarare i dati che hanno portato poi all’erogazione di fondi minori di quelli spettanti o, dall’altro lato, sono state presentate istanze a ridosso della scadenza che sono state scartate ma che non è stato possibile correggere per via della decorrenza dei termini.

Il modello dell’istanza di revisione va trasmesso alla direzione provinciale competente via PEC con firma digitale (o, in alternativa, con firma autografa e allegato documento di identità) dall’interessato o dall’intermediario incaricato. Assieme all’istanza andrà inviata anche una nota in cui vengono spiegati i motivi dell’errore o dell’impossibilità di trasmettere nei termini l’istanza sostitutiva.

L’erogazione di eventuali somme ulteriori dipenderà dall’approvazione a seguito dell’analisi delle richieste e non ci sarà, dunque, automatismo.

La domanda deve però essere pertinente a un errore reale, poiché altrimenti scatteranno indagini con possibili sanzioni. L’Agenzia scrive nella risoluzione che “qualora dall’esame dell’istanza dovesse emergere l’irregolarità della stessa, l’ufficio potrà procedere con l’effettuazione di ulteriori attività istruttorie volte ad accertare l’eventuale tentativo di truffa, con le conseguenti sanzioni amministrative e penali in capo al soggetto richiedente e all’eventuale intermediario che ha presentato l’istanza per suo conto.”



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