L’antitrust USA verso la spaccatura di Google e la vendita di Chrome


Dopo aver applicato per decenni una politica improntata al laissez-faire, per la prima volta gli Stati Uniti stanno valutando di spaccare una società sulla base di considerazioni di antitrust, e questa società è Google. Non è un segreto che il Congresso degli USA veda con favore un intervento per limitare il potere delle quattro grandi società che compongono il cosiddetto gruppo “Big Tech” (Amazon, Apple, Facebook e Google) e sembra, stando alle indiscrezioni, che il supporto bipartisan verso un intervento deciso possa portare ad azioni di vasta portata nei confronti di Google.

Google verso l’intervento dell’antitrust: Chrome e pubblicità nel mirino

Come riporta Politico, il Dipartimento di Giustizia e alcuni procuratori statali avrebbero avviato un’indagine nei confronti di Google per presunte violazioni delle norme antitrust e starebbero valutando di chiedere alla società di vendere il browser Chrome e parti delle attività sul mercato pubblicitario.

Il problema di Google è che è dominante in molteplici settori, tutti collegati e ciascuno in grado di rafforzare gli altri. Il fatto di possedere il motore di ricerca più utilizzato al mondo consente all’azienda di pubblicizzare Chrome a un pubblico vastissimo, fatto che le ha permesso di ottenere il predominio anche nel mercato dei browser (con una quota di mercato del 70% circa). Questo, a sua volta, consente a Google di raccogliere enormi quantità di dati sugli utenti e le proprie abitudini di navigazione in Internet, rafforzando ulteriormente la posizione dell’azienda sul mercato delle pubblicità e ottenendo ulteriori ricavii per rimanere saldamente al comando negli altri settori.

Proprio questo circolo di influenze e ricavi sta portando la giustizia statunitense a cercare una soluzione che permetta ad altre realtà di poter competere con Google. I pubblici ministeri starebbero ascoltando concorrenti ed esperti del settore per cercare un modo di riportare equilibrio nel mercato e ridurre l’influenza e il potere di Google. L’idea che sta guadagnando più credito è quella di costringere Google a vendere alcune componenti, come Chrome e parti del business pubblicitario, facendo però attenzione a escludere concorrenti che potrebbero ricreare situazioni di squilibrio.

A muovere le critiche nei confronti di Chrome non ci sarebbero solo i diretti concorrenti nel mercato dei browser, come Mozilla Firefox e Microsoft Edge, ma anche gli avversari nel mondo delle pubblicità. A far suonare l’allarme generale era stato l’annuncio di Google a gennaio 2020 della rimozione dei cookie di terze parti da Chrome nel corso dei successivi due anni: tale eventualità farebbe crollare il mercato pubblicitario online perché renderebbe impossibile valutare l’efficacia delle campagne.

La stessa Google ha previsto che questo cambiamento porterebbe a una contrazione delle entrate per gli editori online fino al 62%. Questo perché i cookie sono al momento pressoché l’unico mezzo per dimostrare quanto una campagna abbia avuto successo e la loro assenza renderebbe l’attuale modello di business impossibile da portare avanti. Dall’altro lato, invece, Google controlla sia le pubblicità che il browser con cui vengono visualizzate e avrebbe pertanto diversi modi per verificare l’efficacia delle campagne anche senza cookie.

La predominanza di Google sul mercato dei browser le permette già ora di stabilire di fatto degli standard propri. Indiscrezioni diffuse in passato hanno già evidenziato più volte come Google agisca al di fuori degli standard creandone di propri che avvantaggiano Chrome ma che mettono i bastoni nelle ruote alla concorrenza: un esempio lampante era quello della compatibilità di YouTube con Microsoft Edge, con Google che avrebbe inserito elementi fuori standard al solo scopo di mettere in difficoltà i browser concorrenti. L’uso di caratteristiche fuori standard nei prodotti di Google come YouTube darebbe un vantaggio illecito a Chrome, costruito pensando proprio all’utilizzo di tali caratteristiche, dal momento che i browser concorrenti non sarebbero in grado di reggere il passo.

Altre possibilità sarebbero al vaglio degli inquirenti, che potrebbero annunciare novità già nel corso della settimana. È molto probabile che Google subirà delle ripercussioni: si tratta solo di aspettare per vedere quali saranno.



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