I miti e le leggende su Cristoforo Colombo


Aveva visto un ufo? E le sirene? Davvero cercò di convincere il consiglio di Salamanca che la terra era rotonda? Nell’anniversario della scoperta delle Americhe, sfatiamo qualche mito su Cristoforo Colombo

La statua decapitata di Cristoforo Colombo a Boston, Massachusetts. (Photo by Tim Bradbury/Getty Images)

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approdò sulle coste di un continente sconosciuto. Probabilmente sbarcò a San Salvador, nell’arcipelago delle Bahamas, e da quel momento il mondo non fu più lo stesso.

L’anniversario della scoperta delle Americhe è celebrato regolarmente dall’800. Prima di tutto dagli Stati Uniti col Columbus Day (nel secondo lunedì di ottobre), ma anche in Italia e in Spagna esistono ricorrenze simili. La scorsa estate però, durante le proteste associate al movimento Black Lives Matter, le statue di Colombo sono state danneggiate o abbattute. Come per altri personaggi storici, diventa sempre più controverso mettere su un piedistallo chi oggi sarebbe processato per crimini contro l’umanità, ovvero lo spietato sfruttamento delle popolazioni che già abitavano quelle terre.

Proclamando il Columbus Day del 2020, Donald Trump ha descritto l’esploratore in toni eroici, e attaccato gli “attivisti radicali” che ne minaccerebbero la memoria. Ha anche ricordato che la sua amministrazione si è attivata per promuovere nelle scuole un’istruzione patriottica, purgata di concetti divisivi e revisionisti. Sempre più città americane, però, si stanno rivoltando contro questa tradizione, e scelgono invece la contro-celebrazione dell’Indigenous Peoples Day.

Statue o no, il Colombo che qualcuno festeggia ogni anno è più leggendario che reale. Circa due secoli fa gli Stati Uniti riscoprirono la storia di Colombo, la interpretarono a loro modo e fabbricarono un eroe nazionale. Quella del grande civilizzatore è probabilmente la leggenda più scomoda e quindi più discussa, ma di certo non è l’unica.

Cristoforo Colombo contro i terrapiattisti

Il mito di Colombo deve moltissimo al libro del 1828 Storia della vita e dei viaggi di Cristoforo Colombo. Scritto da Washington Irving, l’autore de La leggenda di Sleepy Hollow, sembra una biografia. In realtà è più un’agiografia, e come tale si prende moltissime libertà.

Per esempio, Irving scrisse che nel 1486 Colombo presentò i suoi piani per raggiungere le Indie a una commissione di dotti, riunita in un convento a Salamanca. I sovrani di Spagna avrebbero finanziato il viaggio solo se Colombo li avesse convinti. I piani del genovese però presupponevano la sfericità della Terra: solo così si potevano raggiungere le Indie via mare. I dotti invece non seguivano la scienza, ma le Scritture: la Terra era piatta, quindi il piano non aveva senso.

In realtà all’epoca tutti gli istruiti, religiosi e non, sapevano da centinaia di anni che la Terra era sferica. Non si sapeva però quanto fosse grande, ed è per questo che i saggi in realtà bocciarono i piani: pensavano (giustamente) la meta fosse troppo distante. Il successo strepitoso della (ridicola) invenzione di Irving deriva probabilmente dalla diffusa, ma errata concezione di un medioevo intellettualmente sterile e bigotto, pronto a tarpare le ali agli eroi come il nostro Colombo immaginario.

L’uovo di Colombo (?)

Di solito immaginiamo Colombo come un genio, ma di tipo molto pratico. Era prima di tutto un imprenditore che cercava di diventare ricco. Per questo l’aneddoto dell’uovo sembra calzargli a pennello. Un giorno Colombo era a una festa in Spagna, e naturalmente si parlava delle Indie. Un ospite gli disse che, se anche non le avesse trovate (al tempo ne erano ancora convinti), lo avrebbe fatto qualche spagnolo, visto che lì non mancavano le persone d’ingegno. Colombo allora si fece portare un uovo e sfidò i presenti a farlo stare diritto. Di fronte al loro fallimento, Colombo prese l’uovo e lo batté sul tavolo rompendo leggermente un’estremità: ora l’uovo stava in piedi.

La morale: è comodo dire che un’impresa è scontata, dopo che qualcuno l’ha portata a termine per la prima volta. Una storia perfetta, ma è mai successa? L’episodio è raccontato per la prima volta nel libro Historia del nuovo mondo (1565), di Girolamo Benzoni. Erano passati già 59 anni dalla morte del navigatore, e visto che il libro non citava fonti è saggio prenderlo con le molle. Ma soprattutto, come ha notato il matematico e scettico Michael Gardner, una storia simile era apparsa 15 anni prima in Le vite, la raccolta di biografie di artisti di Giorgio Vasari.

In questo caso è l’architetto Filippo Brunelleschi (morto nel 1446) a raddrizzare teatralmente l’uovo, nello stesso modo. Brunelleschi avrebbe così dimostrato alla città e agli architetti rivali di essere il solo degno di avere l’incarico. Gli avevano chiesto di vedere il modello della sua strana cupola proposta per il duomo Firenze, ma se avesse mostrato i suoi progetti, chiunque avrebbe potuto costruirla. Proprio come chiunque saprebbe mettere in piedi un uovo dopo aver imparato il trucco. Nulla vieta che sia Colombo che Brunelleschi siano stati realmente protagonisti di episodi simili, ma date le circostanze è forse più saggio ammettere che si tratti di una leggenda metropolitana.

Cristoforo Colombo e le sirene

Il 9 gennaio 1493 Cristoforo Colombo scrisse nel suo diario (di cui è sopravvissuto solo il riassunto di Bartolomé de Las Casas) che il giorno prima aveva visto tre sirene. Si trovava nei pressi della futura Repubblica dominicana, e vide le creature abbastanza bene da sentenziare che non erano belle nemmeno la metà di come le dipingevano. Scrisse anche che le aveva viste in precedenza, in Africa occidentale.

Che cosa aveva visto Colombo? Non possiamo saperlo con certezza, ma per molti è probabile che fossero lamantini. I lamantini, come i cugini dugonghi, non a caso fanno parte dell’ordine Sirenia. Si pensa infatti che in alcuni avvistamenti le sirene non fossero altro che questi placidi erbivori. Anche nel caso di Colombo dovrebbe essere andata così, e l’ipotesi è rafforzata dal fatto che lo stesso tipo animali si trovava anche nei mari costieri dell’Africa occidentale.

Bisogna comunque resistere a dichiarare il mistero risolto: le sirene sono state viste ovunque (anche dove i lamantini non c’erano). Le persone erano programmate per vederle dalla mitologia e, in misura minore, succede ancora. Non è detto che dietro ogni presunto avvistamento ci fosse sempre qualcosa, e non è nemmeno detto che quel qualcosa fosse un animale in carne e ossa.

L’Ufo di Colombo

Durante il primo viaggio di Cristoforo Colombo successe un altro episodio apparentemente paranormale. L’11 ottobre 1492, il giorno prima di toccare terra, Colombo e altri avevano visto una luce intorno alla nave, che non erano riusciti a identificare. Nelle mani degli ufomaniaci, queste annotazioni sono state spesso trattate come un avvistamento ufo d’epoca del tutto paragonabile a quelli moderni, e trattato come prova dell’esistenza di attività aliena.

Come spiega il folklorista Garth Haslam sul suo sito, l’incantesimo si spezza risalendo alle fonti, cioè alla copia del diario redatta da de Las Casas. È chiaro il significato attribuito alla luce: pensavano che fosse sulla terraferma, che sapevano vicina. Infatti la paragonavano a una candela che veniva alzata e abbassata, non esattamente il comportamento di un’astronave. Qualunque cosa fosse, l’ipotesi ufologica è una deliberata forzatura dei fatti.

Cristoforo Colombo, però, ha avuto anche un problema con la bussola. Secoli dopo questo dettaglio è entrato nelle leggende sul triangolo delle Bermuda. Come nel caso dell’ufo, l’episodio è stato distorto. Nel diario è ben spiegato: l’equipaggio notò che il nord indicato dalla stella polare non coincideva più con quello indicato dalla bussola. Si spaventarono, ma Colombo sapeva che era normale all’Equatore. Per provare era tutto a posto, disse loro di controllare la bussola usando la posizione del sole al tramonto. Le fonti successive, a partire dalla biografia di Irving, raccontarono l’episodio in modo estremo, come se lo stesso Colombo temesse che la natura stessa fosse contro la spedizione. Da lì al triangolo delle Bermuda, il passo fu breve.

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