The Walking Dead: World Beyond, recensione in anteprima


Era il 2010 e la serialità stava vivendo alcuni anni parecchio interessanti. Il mondo dei media era sempre più rinnovato e innovativo, sia per forme di consumo, pronte ad avvicinarsi alla fluidità dello streaming su piattaforma e alla fruizione su digitale terrestre, sia per i contenuti stessi da consumare. Insomma, il pubblico era affamato, o al più era invogliato e stimolato a esserlo. Come i non-morti che hanno cominciato a entrare nelle nostre case grazie a AMC Studios e la prima stagione di The Walking Dead, in grado di rivoluzionare la concezione di apocalisse e zombie su schermo. Un lavoro che si è protratto per anni e si è ramificato tra spin-off e altri media, arrivando però a esaurirsi man mano. Il risultato di questo esaurimento (che rischia di fare suo anche il pubblico) è dato dalla nuova e (per certi versi ci auguriamo) ultima stagione con l’ulteriore spin-off The Walking Dead: World Beyond, un prodotto in arrivo dal 5 ottobre su Prime Video, e di cui abbiamo visionato i primi due episodi e che ci hanno lasciato quasi imbarazzati, se ripensiamo ai primissimi fasti d’antan. Ma non scoraggiatevi per ora, aspettate di leggere tutte le nostre considerazioni.

TWD e il mondo “oltre”, forse un po’ troppo

Come anticipato, il mondo che ci si era aperto sugli schermi anni e anni fa stava vivendo un ribaltamento e un’implosione mai visti prima. L’epidemia stava sconvolgendo l’America, qualsiasi ferita poteva essere fatale e letale per trasformare un individuo in un orripilante morto vivente, in grado a sua volta di mordere altre persone e diffondere questo contagio terribile e a cui non c’è cura. Se non la convivenza.

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La risposta non è l’attacco, ma evitare in toto il nemico. Questo è l’insegnamento che, al giorno d’oggi, viene impartito a tutti quei ragazzini che all’inizio della storia erano troppo piccoli per capire. Ma non tutti loro. Siamo a dieci anni dallo scoppio della “rivoluzione” e abbiamo a che fare con quattro ragazzi che, in maniera nemmeno troppo esplicitata, decidono di unirsi per lasciare la colonia dove si sono rifugiati e partire per andare verso New York, attraversando i territori statunitensi dalla zona del Nebraska dove si trovano, in quanto le sorelle Iris e Hope (rispettivamente interpretate da Aliyah Royale e Alexa Mansour) hanno scoperto che il padre, il Dr. Bennet (Joe Holt), si trova in grave pericolo mentre è lontano da loro e al lavoro su un potenziale vaccino per questo morbo.

Avete capito bene, ci troviamo ancora una volta di fronte a una serie probabilmente concepita sulla falsa riga di Stranger Things, dove questi ragazzini che non sanno nemmeno uccidere uno zombie si mettono in cammino in un mondo che, alla fine dei conti, non è nemmeno troppo pericoloso. Sì, perché i non-morti che si parano di fronte alle sorelle, Elton (Nicolas Cantu, doppiatore di diverse serie animate e comparsa in The Unicorn e The Good Place) e Silas (Hal Cumpston), non sono sempre così pericolosi. Ormai hanno fatto la muffa, nel vero senso della parola, e compaiono spesso ricoperti di muschi e licheni qualora siano rimasti intrappolati sotto alberi caduti, o comunque si sono talvolta confusi con l’ambiente in cui si trovano, sempre più lenti e stanchi di comparire sul set, probabilmente.

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Storie confuse e poco convincenti

Come spesso accade nella serialità di TWD, non è uno solo il party che seguiamo nelle varie avventure. Abbiamo a che fare anche con Felix (Nico Tortorella, il tatuatore Josh in Younger) e Huck (Annet Mahendru, presente sul set de The Americans e The Romanoffs), che si mettono in cammino per ritrovare i ragazzini e se stessi, almeno nel caso di Felix. Su di lui, la trama si concentra maggiormente, almeno in questi due primi episodi, in quanto vediamo alcune scene della sua adolescenza mentre è costretto dal padre ad abbandonare casa e a ritrovarvisi di fronte solo dieci anni dopo, ritrovandola perfino con uno zombie all’interno e senza il coraggio di affrontarlo a viso scoperto. La stessa mancanza di coraggio che probabilmente aveva avuto nel passato.

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Trattandosi però di nemmeno due ore di fronte allo schermo (ogni episodio conta circa 50 minuti), siamo davvero rimasti a bocca asciutta nel trovarci di fronte a una storia che si rivela essere una banale copia dei plot precedenti, oltre a rivelarsi senza mordente, rispetto ai fasti del passato. L’unica differenza sta nel seguire un gruppo di ragazzi, seguendo la scia dei prodotti contemporanei che seguono le vicende di giovani adolescenti, da SKAM Italia al sopracitato Stranger Things, riprendendo l’eredità dei Goonies ormai decisamente sopravvalutata.

Non dimentichiamo che, in queste prime scene, non sappiamo nemmeno esattamente quali siano i veri scopi di Elizabeth, a capo di corpi speciali di forze armate e impersonata nientemeno che da Julia Ormond, infiltratasi all’interno di una piccola comunità che sta cercando di ricostruire barlumi di civilizzazione e di cui fanno parte i personaggi stilati finora, la prima vera generazione cresciuta nell’apocalisse. 

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Cosa ci aspettiamo

In buona sostanza, non è stato assolutamente sufficiente visionare due soli episodi per comprendere meglio cosa ci attende, da un punto di vista narrativo. O almeno, ci aspettiamo che i restanti otto episodi non siano tanto soporiferi e privi di adrenalina e colpi di scena come questo inizio. Un augurio a maggior ragione più “importante” se consideriamo che per The Walking Dead: World Beyond è stata confermata una seconda (e ultima) stagione, dunque non basterà questa manciata di episodi per concludere la storia appena cominciata.

La narrazione così misera è dovuta anche a una serie di ripetuti salti temporali tra passato e presente, dove i flashback ci spiegano brevemente cosa si nasconde nel passato dei personaggi principali, ma attraverso le stesse scene quasi per nulla modificate. Non bastasse, il filtro applicato alle scene è sempre lo stesso giallino polveroso che contraddistingue la miseria sociale e polverosa che si respira da anni in questa serie. Nulla di nuovo sotto il sole dunque, o meglio sotto i nostri occhi.

Se il cast prevede anche alcune guest star nei prossimi episodi, tra cui Al Calderon, Scott Adsit (30 Rocks, Veep), Ted Sutherland (Rise, The Deuce) e Natalie Gold (Succession), possiamo però sostenere di aspettarci una buona performance da parte di Alexa Mansour e dal macchiettistico Nicolas Cantu, una sorta di Gilderoy Allock secchioncello e fuori dal tempo, che fotografa qualsiasi dettaglio con una vecchia macchina fotografica analogica. Tutto il resto del cast (e non solo) è noia.

Per rifarci gli occhi e rispolverare le vecchie glorie del passato, vi consigliamo l’acquisto delle prime tre stagioni indimenticabili di Fear The Walking Dead e le nove stagioni di The Walking Dead.



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