Pano per i grandi progetti culturali, dove vanno a finire i fondi


Dei 103 milioni appena stanziati dal Mibact per i grandi centri culturali, solo 3 vanno al Sud, mentre 100 sono destinati al Nord e al Centro.

Le rovine dell'antica città di Sibari (Getty Images)
Le rovine dell’antica città di Sibari (Getty Images)

Può una strategia nazionale escludere una parte del paese, ossia il Sud e le isole? Il 10 agosto il ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact) Dario Franceschini ha annunciato undici investimenti annuali che vanno sotto il nome di Piano strategico grandi progetti beni culturali. Di circa 103 milioni stanziati, cento vanno al Centro e al Nord Italia e appena tre milioni vanno al Sud, ad un unico sito, ossia il Parco e il museo archeologico di Sibari. Questo perché, come si legge nel sito dedicato (ma non nel comunicato stampa), al Sud spettano già gli interventi previsti dai Programmi della politica di coesione. Che però, a ben guardare, non sono interamente destinati al Meridione: lo sono per l’80%.

Eppure, presentando un suo libro in Sicilia dieci anni fa, Franceschini disse che il Mezzogiorno d’Italia potrebbe diventare la California d’Europa, il problema è di scelte politiche. Il Piano strategico in questione è per l’appunto una scelta politica, che ha ricevuto anche il parere favorevole della conferenza unificata Stato-Regioni dopo essere passata per il Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici. Il suo obiettivo è valorizzare beni e siti che richiedano progetti organici di tutela, riqualificazione, valorizzazione e promozione culturale, anche al fine di incrementarne l’offerta e la domanda di fruizione. Progetti di cui il Sud ha estremo bisogno, come dimostrano diverse ricerche (Semrush, Marketing01, Bem Research) che restituiscono tutte una semplice equazione: meno un luogo è conosciuto, meno sarà attrattivo e meno sarà visitato. Anche per questo motivo il Sud finisce per essere scelto solo dal 15% del totale dei turisti stranieri che soggiornano in Italia.

Dove vanno i fondi

Rispetto alla scelta dei beneficiari del Piano strategico, 20 milioni andranno all’Arsenale di Venezia, che in passato era sede della produzione delle flotte della Serenissima e dal 1980 è una delle aree espositive principali della Biennale. Si tratta del secondo più importante stanziamento dopo quello per Palazzo Silvestri Rivaldi a Roma, un edificio rinascimentale abbandonato che verrà restaurato con 35 milioni, e che in seguito ospiterà la Scuola di alta formazione proprio del Mibact.

Nel caso della Biennale si potrebbe obiettare che, per quanto sia sempre la mostra più vista dell’anno e quindi incassi moltissimo, continua a ricevere notevoli contributi statali, che puntualmente vengono contestati dai concorrenti minori. Per fare un esempio, nel 2019 il settore Teatro della stessa Fondazione ha ricevuto un contributo di 990mila euro attraverso il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) e altri contributi sono destinati alla Mostra del Cinema in base alla Legge Cinema voluta da Franceschini nel 2016.  D’altro, come stanno spiegando in questi mesi i professionisti dello spettacolo in stato di agitazione, chi dirige un piccolo teatro, magari sotto forma di associazione culturale, auspica ogni anno che le scelte di attribuzione del Fus e di altre sovvenzioni cambino per sostenere meglio le piccole realtà.

Un altro importante investimento del nuovo piano andrà all’Archivio di Stato di Roma (16 milioni), che troverà posto negli ex magazzini dell’Aeronautica militare, dove verranno create anche sale lettura, aule studio, spazi per esposizioni e attività ricreative. Segue, con 12 milioni, la Loggia Isozaki a Firenze, che amplierà la sede espositiva della Galleria degli Uffizi.

Altri luoghi disporranno di cifre che non superano i cinque milioni: il futuro Museo d’Arte contemporanea di Rimini ospiterà la collezione della comunità di San Patrignano (ora supervisionata da Letizia Moratti), mentre il Parco di Palazzo Te a Mantova sarà costruito sul modello dei parchi urbani delle principali città europee. Seguono la Casa dei cantautori liguri a Genova, il futuro Parco Archeologico di Laus Pompeia a Lodi, Cà del Dutùr (una dimora signorile in provincia di Brescia, nelle vicinanze del castello quattrocentesco di Monte Isola, dove lo storico edificio diventerà un centro culturale ed espositivo) e infine il Museo della lingua italiana a Firenze, di cui si parla almeno dal 2003, quando ci fu un’importante mostra a riguardo agli Uffizi.

Aiuti al commercio

La notizia del Piano Strategico arriva pochi giorni dopo quella del contributo a fondo perduto che il decreto Agosto assegna agli esercizi commerciali nei centri storici di 29 città d’arte, fino a un massimo di 150mila euro. La scelta non è fatta sulla differenza tra quanto fatturato da ogni negozio quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma in base al rapporto tra presenze di turisti stranieri e residenti nella città in cui il negozio si trova.

Così abbiamo sul podio Venezia, Verbania e Firenze. Per lo stesso criterio i centri di Calabria, Molise, Abruzzo, Umbria, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia restano a mani vuote, e sono appena otto i Comuni che si trovano al Sud e nelle isole a rientrare nella singolare classifica.

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