Israele è il primo paese del mondo a imporre un nuovo lockdown


I nuovi provvedimenti entreranno in vigore il 18 settembre e termineranno il 9 ottobre, sospendendo tutte le celebrazioni previste per il capodanno ebraico e lo Yom Kippur. Il secondo blocco costerà circa 1,88 miliardi di dollari all’economia israeliana

(foto: Yoav Dudkevitch/Pool/Afp/Getty Images)

Israele è il primo paese al mondo che, visto l’aumento consistente di casi positivi al coronavirus, si trova costretto a introdurre nuovamente misure che limiteranno gli spostamenti delle persone e porteranno alla chiusura di scuole e attività. Un nuovo lockdown, quindi, che entrerà in vigore a partire dalle 14 del 18 settembre e durerà per tre settimane, fino al 9 ottobre. I provvedimenti di contenimento dell’epidemia avranno effetti anche sulle celebrazioni del Rosh Hashanahil capodanno, e dello Yom Kippur, giorno sacro del calendario ebraico che quest’anno cade il 27 settembre. Una circostanza che ha portato a qualche dissidio nella coalizione di maggioranza che appoggia il primo ministro Benjamin Netanyahu: ha presentato le proprie dimissioni – minacciando di ritirare anche il proprio appoggio all’esecutivo – il ministro all’Edilizia Yaakov Litzman, che fa parte del partito ultraortodosso Utj (United Torah Judaism). Ed è contrario anche il ministro del Lavoro, il laburista Itzhik Shmuli, a causa dei potenziali effetti negativi che potrebbe avere sull’economia israeliana. A confermare questa prospettiva è lo stesso premier Netanyahu che, in conferenza stampa, ha sottolineato che “le nuove misure esigeranno un prezzo molto alto da parte degli israeliani”.

Perché un nuovo lockdown?

Il titolare del dicastero della Salute, Yuli Edelstein, ha spiegato che “viste le circostanze” il governo “non aveva altra scelta” che prendere questo tipo di provvedimento. In effetti, in Israele la situazione contagio si è particolarmente aggravata nelle ultime settimane: il numero di nuovi positivi per due giorni ha superato le 4mila persone e su oltre 43mila test effettuati, il 9% è risultato infetto. Dati a cui è necessario aggiungere una stima degli asintomatici, che potrebbero aumentare di molte unità il numero dei positivi. Considerando che la popolazione israeliana non supera i 9milioni di abitanti, la percentuale è effettivamente alta.

I più colpiti, rispetto al lockdown di marzo, sono i giovani: il 40% dei contagiati ha meno di 19 anni e secondo più esperti uno dei motivi che potrebbe aver portato alla situazione attuale sarebbe proprio l’apertura delle scuole a maggio,. A questo si è unito anche una gestione confusa della ripresa di attività e servizi, oltre al sistema sanitario nazionale che ha tenuto poco conto delle fase di popolazione più vulnerabili al contagio, come le comunità arabe che vivono in condizioni di povertà o gli ebrei ultraortodossi. Al momento sono 500 i pazienti ricoverati terapia intensiva ma gli ospedali hanno già allertato l’esecutivo che presto potrebbero avere difficoltà a gestire i pazienti ordinari. Le ultime statistiche parlano di 150mila positivi e oltre 1200 morti.

Quali saranno, quindi, le misure che entreranno in vigore a partire dal 18 settembre? Scuole e centri commerciali chiuderanno e i cittadini possono allontanarsi per un massimo di 500 metri da casa, a eccezione di casi straordinari o per recarsi a lavoro. Gli uffici e le aziende rimarranno aperti, ma saranno chiusi al pubblico a differenza di supermercati e farmacie che, però, dovranno mettere in atto norme di distanziamento sociale. In un luogo chiuso non potranno incontrarsi più di 10 persone, che diventano 20 se l’evento si tiene all’aperto.

Il ministero delle Finanze ha dichiarato che questo secondo lockdown costerà all’economia israeliana, già in recessione a causa della pandemia, circa 1,88 miliardi di dollari.

Potrebbe interessarti anche





Vai all’articolo Originale!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

X