Perché guardare (e apprezzare) High Fidelity


Da oggi, 9 settembre, su StarZ, è disponibile la serie adattamento del romanzo di culto di Nick Hornby e del film, altrettanto amato, di Stephen Frears con John Cusack. Qui 5 motivi per non perderla

Non capita così spesso che da un romanzo di culto nasca un film di cultoAlta fedeltà, versione cinematografica del libro del britannico Nick Hornby del 1995, è uno di questi, con John Cusack protagonista di una pellicola ancora oggi considerata un piccolo gioiello di nostalgia e un manuale sulle relazioni con gli ex. Del cast faceva parte anche Lisa Bonet (lanciata dalla sitcom I Robinson e dal noir di cult ma spesso dimenticato Angel Heart – Ascensore per l’inferno) nei panni della cantante Marie. La figlia della Bonet, Zoe Kravitz, è la produttrice e protagonista della versione seriale, intitolata High Fidelity, diffusa negli Usa sulla piattaforma digitale Hulu. In Italia questo show in 10 episodi è disponibile da oggi, 9 settembre, su StarZ; non è incentrato sul proprietario di un negozio di vinili di Chicago deciso a scoprire che cosa non funziona nella propria vita sentimentale tramite una riflessione sulle ex, si tratta bensì di una sua versione femminile bella, accattivante come chi la interprete. La cancellazione dell’attesissima seconda annata ha scatenato un putiferio negli Usa, e con ottime ragioni, perché High Fidelity offre svariati motivi per lasciarsi guardare.

1. Dal libro alla serie passando per il film

Quando un libro diventa un film oppure una serie televisiva, i lettori che si erano appassionati alla versione cartacea sono attratti ma al contempo provano una certa diffidenza. Tutto sommato, è molto più frequente assistere a una produzione non abbastanza fedele all’originale o poco soddisfacente che il contrario. Accade comunemente con le produzioni hollywoodiane e non solo, che la fonte sia un fantasy, una love story o un grande classico della letteratura mondiale. Quando nel 2000 l’adattamento per il grande schermo di Alta fedeltà sbarcò nei cinema, ogni dubbio venne fugato: il film con John Cusack, Catherina Zeta-Jones, Tim Robbins, Jack Black e la Bonet era affascinante, quasi magico. Delle miriadi di serie che affollano il panorama televisivo ispirate a pellicole, libri e altre serie, High Fidelity è la trasposizione di una storia troppo amata per non destare curiosità, e per fortuna il risultato non è deludente. I successivi punti di questa classifica spiegano il perché.

2. Zoe Kravitz

Sono lontani gli anni in cui l’attrice era famosa solamente per essere figlia di due celebrità come Lisa Bonet e Lenny Kravitz. Zoe si è costruita una carriera cinematografica di tutto rispetto alternando blockbuster alla X-Men – L’inizio a pellicole indie come Viaggio verso la libertà con Robert Sheehan dove è bravissima nella parte della tormentata anoressica Marie. High Fidelity va visto anche per lei, intrigante versione femminile del personaggio di Cusack, altrettanto fissata con le classifiche su qualsiasi argomento, altrettanto amante della musica vintage e altrettanto perseguitata da una vita amorosa tragica puntellata di relazioni finite male.

3. La musica

Prevedibilmente, uno dei punti di forza di una produzione ambientata in un negozio di dischi è la musica. La differenza fondamentale tra un film e una serie è, altrettanto ovviamente, la durata, e più episodi rispetto alle risicate due ore offrono maggiori opportunità per una colonna sonora ricchissima. High Fidelity è disseminata di canzoni memorabili e spazia – molto ma molto di più rispetto alla versione cinematografica – tra i generi e le epoche, tra tracce recenti e grandi classici, tra autori celeberrimi come Frank Zappa, David Bowie, Blondie, i Fleetwood Mac a nuove voci tutte da scoprire.

4. L’effetto nostalgia

L’ambientazione della serie di Starz-Hulu si sposta dalla Chicago del film di Stephen Frears a New York, per l’esattezza a Brooklyn. La grande mela offre un’atmosfera malinconica e pittoresca. A ciò aggiungeteci la curiosa commistione di cose vecchie e cose nuove alla base di ciascun episodio. Il negozio della protagonista Rob, le canzoni e l’annosa presa di coscienza di una vita sentimentale disastrosaHigh Fidelity è tutto un inseguirsi tra tempi che furono e presente. Il personaggio di Rob in particolare, così ancorato al passato eppure così moderno, è perfetto per conferire alla produzione quella sensazione di nostalgia sia amara sia piacevole.

5. Una versione più inclusiva

Zoe Kravitz, appunto, interpreta Rob, una donna di colore e lievemente queer alle prese con storie d’amore finite più o meno tutte con rotture “da spezzare il cuore”. A differenza della versione originale, quelle di Hulu è molto più Lgbt+ friendly. Al posto del microcosmo di bianchi etero presentato da Hornby, quello della serie è una realtà molto più diversificata. E non solo in termini di preferenze sessuali, ma anche di varietà etnica e… fisica: gli amici di Rob sono giovani uomini gay, esuberanti donne in carne black, artisti scozzesi e così via. In più, i fidanzati di lei non sono necessariamente maschi. Bonus: i best friends Cherise e Simon sono anche tra i migliori personaggi di supporto della televisione americana recente.

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