Cosa aspettarsi dalle nuove uscite della scrittrice premio Nobel Olga Tokarczuk


Nei libri della scrittrice – che torna in libreria a fine settembre – il valore delle radici identitarie è sempre associato al movimento. Alcune atmosfere immerse tra passato e futuro ci parlano del nostro prossimo autunno inquieto

A fine settembre torna in libreria il premio Nobel Olga Tokarczuk, autrice polacca che solo da poco ha raggiunto il grande pubblico italiano, grazie alla spinta dell’editore Bompiani. Conoscere l’opera dell’autrice, complessa ma anche visionaria, ci può far riflettere sull’autunno che stiamo per vivere, complicato dalla pandemia ancora attiva, ma pur sempre al sapore tradizionale del back to school (e to work) e delle foglie ingiallite.

L’ultima uscita per il lettore italiano sarà dunque quella di Nella quiete del tempo, già presentato dall’editore Nottetempo anni fa. Un romanzo che possiede una forte aura mistica, e che racconta, per salti temporali e di prospettiva, la comunità attorno a Prawiek “un luogo al centro dell’universo”, protetto e sorvegliato dai quattro Arcangeli e circondato da fiumi, colline e boschi come un Eden tutto senziente. 

I personaggi di Prawiek, a dir poco fiabeschi, vivono ognuno il proprio “tempo” – un tempo che pare sempre all’origine del mondo e contemporaneo insieme, perché terribile per guerre e carestie – e le loro storie sono fatte di morte come di nascita (frequente è l’uso simbolico del parto nelle rilevanti figure femminili del romanzo), di meraviglia per il creato (oggi molto attuale anche per via del lockdown), così come di annientamento.

Leggiamo ad esempio le vicende di Spighetta e sua figlia Ruta – veggenti in contatto con le radici della natura – o la storia dell’Uomo Cattivo che diventa una bestia del bosco. Storie che potrebbero essere definite apologhi mistici a tratti surreali (come la storia dell’anima vagante dell’annegato contadino Pluszcz) si alternano a racconti più storici come quello di Genowefa, la mugnaia che osserva inerme la persecuzione degli ebrei che arriva come un vento cattivo chiamato Novecento.

L’inquietudine violenta della storia che arriva a rovinare la comunità naturale rompe il legame cosmico di tutte le cose, in una potente riflessione sul male e sulla giustizia: come se il lettore stesse, nella lettura, giocando a un gioco di ruolo con dio stesso.

Gli uomini credono di vivere più intensamente degli animali, delle piante, e a maggior ragione delle cose. Gli animali intuiscono di vivere più intensamente delle piante e delle cose. Le piante sognano di vivere più intensamente delle cose. Quanto alle cose, durano, e questa durata è più vitale di tutto il resto”, si legge nello stile chiaro e poetico della Tokarczuk

Un altro libro che possiede un certo afflato che da spirituale potrebbe addirittura essere definito ambientalista, è il romanzo Guida il tuo carro sulle ossa dei morti. Partendo da una riscrittura del fiabesco come Nella quiete del tempo, e andando verso quasi il romanzo giallo e il gotico, il romanzo ha come protagonista una strampalata insegnante d’inglese, l’anziana e piena di acciacchi Janina, che nel tempo libero traduce Blake, è fissata con l’astrologia, e lotta per gli animali della valle polacca dove vive, ostacolando più volte l’attività dei cacciatori. 

Fino a che però sospette morti di uomini si verificano in quegli stessi luoghi da lei come sorvegliati. “A lei fanno più pena gli animali degli uomini”, le dicono considerandola la principale sospetta, perché va in giro, nella propria indagine, dicendo che quegli assassinii sono da considerarsi le vendette degli animali stessi della valle, e non opera umana. 

Un romanzo assai autunnale che pare anche qui una riflessione tra l’umano e il creato che lo circonda, ma forse potrebbe dire un romanzo più “politico” in cui l’uomo è chiamato a quella che si definisce una liberazione animale: “il dovere degli uomini verso gli Animali è di condurli – nelle vite successive – alla Liberazione”, si legge, quasi ci si trovasse davanti – sia detto azzardando – a un manuale del perfetto eco-terrorista. 

Per chi avesse invece nostalgia del viaggio libero e del movimento, oppure di incontri straordinari con altrettante vite illustri, il modo migliore per iniziare con la Tokarczuk (ma sicuramente non quello più semplice) è quello di leggere I vagabondi. Che cos’è questo libro? Un diario personale dove l’Io dell’autrice è sempre camuffato e poi riemerge, una wunderkammer di storie e aneddoti legati alle tematiche dell’appartenenza così come della sparizione, un arcipelago narrativo che appare e scompare di fronte al lettore. 

Un libro che segue così per forma la propria teoria: dove cioè si asserisce subito, all’inizio che sia “sempre meglio ciò che è in movimento rispetto a ciò che sta fermo; che il cambiamento è sempre più nobile della stabilità. Ciò che non si muove è soggetto alla disintegrazione, alla degenerazione e a ridursi in cenere, mentre ciò che si muove potrebbe durare addirittura per sempre”.

Il lettore viene accompagnato per mano dall’autrice, a partire da un esordio del libro legato all’infanzia, non solo in una molteplicità di storie, ma anche di riflessioni filosofiche sul transito, che occorrono in non-luoghi come aeroporti o mappe, oppure persino si spinge fino a citare Wikipedia, come modo di viaggio (online) contemporaneo. 

Allo stesso tempo, il libro della Tokarczuk include storie e aneddoti che sembrano occuparsi dei “vecchi tempi del viaggio”, raccontando storie i resoconti di Zar e Imperatori, o resoconti alle vite di esploratori e avventurieri moderni, o avventure sui generis come quella del rocambolesco ritorno del cuore di Chopin in Polonia o di una leggendaria gamba sezionata di Verheyen. 

E di vite errabonde e soprattutto eretiche parlerà anche il libro di prossima uscita – nel 2021 – sempre per Bompiani, il mastodontico ed enciclopedico I Libri di Jacob. L’antefatto storico è quello dell’eresia di un uomo dalla vita alquanto polemica, quella di Jacob Joseph Frank, che si autodichiarò il nuovo Messia reincarnato nella Polonia di fine Settecento, e fu per questo perseguitato dagli ebrei, mentre si convertirà sia all’Islam che al cattolicesimo. 

Un romanzo denso di personaggi come fossero entrate di un’enciclopedia, che si intrecciano alla vita dell’eretico, come quelli di poetesse, politici ed enciclopedisti polacchi e che mette in crisi la retorica nazionalistica polacca stessa. Uno sguardo della storia lontana di intolleranza e persecuzione che però svela la sua contemporaneità nel cuore dell’Europa intollerante e con i neonazisti che fanno qua e là capolino – e che non a caso minacciarono persino di morte l’autrice per questo libro che aspettiamo.

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