Il chip di Elon Musk che promette di collegare cervello e computer per ora non ha mostrato grandi novità


In diretta streaming, venerdì notte, sono state mostrate le attuali capacità dell’interfaccia cervello-macchina che promette di digitalizzare la nostra attività cerebrale. Per ora il dispositivo di Neuralink è un piccolo wearable impiantato, che funziona “come un fitbit nel cranio”

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(foto: Neuralink/YouTube)

Si chiama Gertrude, ed è un maiale. È lei la protagonista della demo andata in onda questa notte e targata Neuralink, la startup di Elon Musk nata nel 2017 con la mission di mettere in comunicazione il cervello umano con l’intelligenza artificiale. Con un dispositivo ad hoc impiantato nel cervello, Gertrude ha dato dimostrazione dell’attuale livello di sviluppo della tecnologia di interfaccia neuroni-elettronica. Mostrando che i progressi rispetto a un anno fa sono notevoli, ma anche rendendo palese come l’obiettivo dichiarato dall’imprenditore visionario sia ancora parecchio lontano.

A che punto è la tecnologia di Neuralink

Partiamo subito dal risultato mostrato durante la diretta streaming: mentre il maiale azionava il suo principale e più sviluppato organo sensoriale, il muso, le immagini mostrate su uno schermo e i suoni diffusi da un sistema audio hanno mostrato l’attività cerebrale. Dando quindi una suggestione di quanto variasse l’intensità dell’attività a seconda di quale punto odorasse e di quel che facesse.

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(immagini: Neuralink; gif:Wired)

Rispetto al 2019, quando della tecnologia erano state mostrate solo alcune fotografie e nessuna prova pratica di funzionamento, il design è decisamente cambiato. Se prima il sistema di Neuralink consisteva in un impianto esterno da installare dietro l’orecchio, ora invece ha l’aspetto di una monetina che può essere adagiata direttamente nella scatola cranica scavando una piccola cavità, tanto da non essere di fatto visibile. E la comunicazione con l’esterno, che era prima cablata attraverso una porta usb, ora avviene con un sistema wireless basato su tecnologia bluetooth a bassa energia. Da interfacciare con un computer, o anche con uno smartphone.

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(immagine: Neuralink)

Probabilmente l’analogia migliore per raccontare che cosa faccia il dispositivo è quella utilizzata dallo stesso Musk, descrivendo il tutto come “un fitbit nel cranio”. Nella sostanza, infatti, il sistema registra una serie di informazioni associate all’attività cerebrale, che a oggi possono fornire alcune indicazioni di massima su quello che sta accadendo all’interno del cervello. In pratica, un misuratore di performance, un contapassi cerebrale che si applica – per esempio – all’attività sensoriale.

Dove sta la vera innovazione

Naturalmente l’esistenza di un sistema che traduce in dati digitali l’attività cerebrale, e quindi fa da interfaccia cervello-macchina, non è di per sé una novità. Come noto, tecnologie di questo genere esistono dal 2006. L’aspetto più interessante del lavoro di Neuralink è probabilmente la struttura stessa del dispositivo, e in particolare il sistema di 1.024 sottilissimi fili flessibili che raccolgono gli impulsi per poi tradurli in informazioni digitali. Per il momento i fili pescano informazioni dalla corteccia cerebrale (dove comunque si trova la parte ritenuta più interessante per le applicazioni pratiche, perché lì hanno sede le funzioni mentali cognitive compresse), ma l’idea è che in prospettiva possano andare anche più in profondità, attraverso una sorta di micro-tunnel nel cervello.

Il tutto, ingegnerizzato all’interno di un dispositivo compatto e di installazione relativamente facile, dovrebbe diventare la chiave del futuro sviluppo di Neurolink. Musk a lungo termine punta infatti a far diventare The Link (questo il nome specifico dell’oggettino) un prodotto di massa. Le sfide che la startup sta affrontando dal punto di vista hardware sono almeno un paio: da un lato rendere i fili sempre più sottili e soprattutto più numerosi, per poter raccogliere sempre più informazioni, dall’altro far resistere il più a lungo possibile il dispositivo nell’ambiente altamente corrosivo del cervello. L’obiettivo dichiarato è che, alla fine dello sviluppo, The Link possa durare “per decenni”.

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(immagine: Neuralink)

A proposito di innovazione, va però detto che – nonostante gli indiscutibili passi in avanti rispetto a un anno fa – è probabilmente mancato l’effetto wow dal punto di vista delle attuali applicazioni del dispositivo. Di tutte le promesse di lungo corso che Musk ha fatto a proposito di Neuralink, per ora non c’è sostanzialmente nulla: manca un sistema capace di interpretare i segnali raccolti nel cervello, e men che meno si vede all’orizzonte una soluzione che possa permettere di dare ordini o di trasmettere informazioni al cervello a partire da un computer.

Nonostante la strada sia ancora lunga, Musk durante la conferenza stampa (e pure su Twitter) ha parlato di telepatia concettuale, di un futuro in cui “l’intelligenza umana e quella artificiale diventano simbiotiche, di “visione aumentata”, di “salvare e rivedere i propri ricordi” e di by-pass per persone paraplegiche e tetraplegiche. Applicazioni interessanti e da sempre negli obiettivi della startup, ma che al momento sembrano essere al limite della fantascienza, o rievocative di Black Mirror.

Come sta Neuralink, come impresa

L’appuntamento della scorsa notte è stato l’occasione per fare il punto non solo sullo sviluppo tecnologico del progetto, ma anche sulla salute della startup dal punto di vista imprenditoriale ed economico. Al momento lavorano in azienda un centinaio di persone, che Musk vorrebbe portare a 10mila. Significativo però è che a Neuralink ci sia un turnover rapidissimo, tanto che rispetto al momento della fondazione nel 2017 i lavoratori sono cambiati tutti, eccetto due persone.

Secondo un rapporto indipendente uscito proprio questa settimana, alcuni ex dipendenti dell’azienda hanno riferito di un’organizzazione interna caotica, di un eccesso di stress dovuto a tempi di lavoro troppo compressi, e soprattutto di qualche perplessità etica nell’utilizzare il classico approccio da startup move fast and break things quando si tratta di esperimenti che coinvolgono attività delicate come queste, che includono anche interventi chirurgici su animali che spaziano dai topi ai maiali e fino ai primati.

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(immagine: Neuralink)

Elon Musk si è invece concentrato già sul lancio sul mercato di The Link, chiarendo che all’inizio sarà molto costoso ma anche che l’obiettivo è di ridurre progressivamente il prezzo “fino a qualche migliaio di dollari”. Oltre al prezzo, una delle sfide da affrontare per trasformare l’interfaccia cervello-macchina in un prodotto a larga diffusione sarà il superare i timori delle persone nel farsi impiantare un simile apparecchio, che (secondo quando riferito da Cnet) riguardano anche la possibilità che l’installazione generi infezioni.

Le prime sperimentazioni sull’uomo dovrebbero iniziare già entro quest’anno, e riguarderanno un piccolo gruppo di persone che hanno già gravissime lesioni al midollo spinale. La speranza, infatti, è che lo sviluppo di Neuralink possa permettere a queste persone (in un futuro non meglio definito) di riacquisire parte della loro mobilità.

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