Würth apre in Italia il primo negozio di ferramenta automatizzato


Il container funziona con bracci robotici, scaffali intelligenti e pagamenti digitali. A Verona il primo test, con l’obiettivo di colonizzare i distretti industriali

Würth Automatic Store

Verrà un giorno in cui probabilmente invece di recarci in ferramenta ci ritroveremo a dialogare con lo schermo di un negozio automatizzato rifornito con migliaia di prodotti. Il tintinnare delle viti e chiodi verrà sostituito dal brusio di micro-controllori elettrici, un po’ come avviene con il nuovo Würth Automatic Store, installato in via sperimentale presso lo spazio dell’azienda Cubi srl di Sommacampagna (in provincia di Verona). Si tratta all’apparenza di un vero e proprio container – di quelli che possono essere trasportati da un autoarticolato – lungo circa dodici metri e con un’area touchscreen abbinata a un portello per il ritiro merce. Il tutto con sistemi anti-intrusione e videocamera di sicurezza integrata.

Il Würth Automatic Store è stato realizzato per raggiungere molteplici obiettivi“, spiega Roberto Paglierani, responsabile vendita retail Würth Italia: “Primo fra tutti: per rispondere alle esigenze d’acquisto di quei clienti che necessitano di maggiore flessibilità oraria, in quanto garantisce merce sempre disponibile e un servizio di approvvigionamento efficiente, veloce e sicuro. Si tratta quindi di un’offerta che consente di ridurre le tempistiche del customer journey“. E aggiunge: “Grazie al sistema totalmente automatizzato migliora anche la catena di riassortimento, riducendo tempi e costi del primo e dell’ultimo miglio, e assicura il monitoraggio in tempo reale dello stock disponibile e dei dati di vendita per il miglioramento del merchandise mix“.

Migliaia di prodotti in un’unico negozio robotico

Il primo negozio automatizzato in Italia, dedicato al mondo degli artigiani, consente l’acquisto 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Offre oltre duemila referenze e complessivi seimila prodotti immagazzinati: dalle pinze, ai trapani fino ad arrivare a prodotti per edilizia, la falegnameria e l’idraulica. Tutti di dimensioni, peso e confezionamento diverso.

Sul mercato non esistono vere e proprie alternative. Anche la Cleveron, fra le realtà più all’avanguardia, dispone di un classico locker di grandi dimensioni che sfrutta il cosiddetto “click & collect“, ovvero si ordina online, un corriere consegna al container e il cliente successivamente ritira. Invece in ambito locker sono in atto sperimentazioni indoor per le farmacie, come abbiamo già raccontato su Wired tempo fa, ma decisamente con un numero di prodotti limitato.

Il sistema di pagamento via codice QR

Nel caso di Würth il professionista seleziona su smartphone tramite l’app proprietaria ciò che interessa, poi si reca presso il negozio automatizzato, digita il codice Qr ricevuto oppure avvicina il cellulare a un pad, paga digitalmente e poi ritira. Oppure semplicemente acquista direttamente dal “container” sfruttando l’interfaccia ecommerce del sistema e quindi impiegando carta, Paypal e altre modalità do pagamento. Il Würth Automatic Store di fatto ha bisogno per il posizionamento solo di uno spazio adeguato, l’alimentazione e una connessione internet mobile o fisica. Prova ne sia che la prospettiva è che dopo questo primo prototipo nei prossimi cinque anni ne vengano installati centinaia in distretti, porti, aeroporti e grandi cantieri.

Sembra un container ma è un robot

Würth Italia ha collaborato con Hevolus Innovation e Icam, aziende specializzate in stoccaggio merci e nella contaminazione tra vendita fisica e digitale. Nasconde al suo interno un sistema di scaffali e vassoi con una piattaforma di movimentazione elettrica. Codici Qr, codici a barre e telecamere concorrono per la gestione del prelievo e della consegna.

L’interno del container

Icam ha spiegato che per l’ottimizzazione dell’impiego degli spazi – che avviene digitalmente prima della dislocazione dello store – ci lavorano ben due matematici. per un incastro in stile Tetris. D’altronde si tratta di stabilire dove e come posizionare tutte le confezioni, poi il sistema robotico automatico si occuperà di elaborare l’ordine, individuare il vassoio del bene, prelevarlo e posizionarlo nella bocca di uscita. Per l’approvvigionamento si sfrutta la stessa modalità, ma in senso inverso. Semplicemente il gestore ha prontezza in tempo reale della giacenza e valuta quali prodotti e in quale quantità rimettere.

Il negozio automatizzato di domani

L’Automatic Store “mette insieme le caratteristiche e in vantaggi di un magazzino automatizzato, un parcel locker e una vending machine, quindi supera i limiti delle singole tecnologie e dà vita a una famiglia di soluzioni che abbiamo battezzato phygital”, spiega Elisabet Fasano, capo del marketing di Icam: “In pratica intelligenza del digitale e flessibilità dell’acquisto online con il beneficio del flusso fisico dei materiali. Le declinazioni possono essere infinite“.

La prospettiva è di impiegare questo tipo di tecnologia nella logistica, come hub intermedio di approvvigionamento materiali, punto vendita temporaneo in zone periferiche, supporto alla vendita ecommerce o a quella tradizionale, ritiro e consegna acquisti online. Il concept per altro può essere replicato anche in ambito indoor, cambiando la struttura esterna. Insomma, dalla grande distribuzione, agli articoli sport, bricolage, all’elettronica di consumo non c’è limite al settore di impiego. Anche in ottica alimentare.

Per ora comunque “può essere installato solo in spazi privati, a causa delle normative nazionali vigenti che non consentono di collocare il container su suolo pubblico“, come ricorda Paglierani: “In un futuro prossimo speriamo anche nella liberalizzazione dell’installazione del negozio su suolo pubblico da parte degli enti regionali/provinciali, in quanto faciliterebbe la capillarità sul territorio nazionale“.

Il cambio epocale è legato all’idea dell’utilizzatore“, spiega Francesco Battista, uno dei project manager di Icam: “Normalmente i magazzini dentro le imprese sono ad accesso libero, mentre in questo caso si parla di un controllo non solo del bene, ma anche dell’utente con dinamiche analoghe alle vending machine, che consente grande flessibilità e ottimizzazione degli spazi”. Fino a ieri c’era un limite legato alla dimensione degli oggetti, come si può notare con i tradizionali smart locker.

Ma quanto costa un negozio automatizzato di questo tipo? Bocche cucite perché la personalizzazione può incidere notevolmente sul listino finale, ma in linea di massima si parla di un esborso paragonabile a un’auto di lusso. “Il negozio automatizzato attualmente è dedicato al commercio b2b, ma stiamo considerando l’apertura al business b2c, in base ai risultati sul mercato“, conclude Paglierani.

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